Le missioni alleate fra i partigiani piacentini

La tipica valigetta contenente la radio- trasmittente in dotazione alle missioni.

Dal momento in cui avvertono l’importanza del contributo alla guerra contro le forze armate tedesche e fasciste delle formazioni partigiane, gli Alleati anglo-americani provvedono ad inviare loro dei nuclei di propri agenti, con compiti informativi, di collegamento e possibilmente anche di direzione.

Queste missioni sono generalmente composto da tre agenti – un capo missione, un radiotelegrafista, una guida – paracaduti in località concordate, forniti di una apparecchiatura ricetrasmittente e di mezzi autonomi di sostentamento.  Fanno prevalentemente capo a due servizi degli Alleati, l’inglese SOE (Special Operation Executive) e l’americano OSS (Office of Strategic Service), i quali reclutano in maggioranza i loro agenti, in specifico i capi missione, fra antifascisti di cui hanno avuto occasione di apprezzare l’operato.

Anche l’intelligence delle forze militari italiane del “Regno del Sud”, il SIM, cerca di inserire propri agenti fra i partigani. Lo stesso fanno talora altri organismi  delle forze armate alleate, quale il servizio di contro spionaggio dell’esercito inglese, il SIS (Secret Intelligence Service). Ne derivano talora attriti, confusioni e situazioni ambigue, dipendenti anche dal temperamento, dalle simpatie politiche e dalle iniziative personali degli agenti.

Per la sua posizione, la provincia di Piacenza è utilizzata intensamente dagli Alleati come piattaforma avanzata per inviare al Nord le loro missioni e per la raccolta d’informazioni strategiche; alcune missioni dopo il lancio vi rimangono stabilmente, altre proseguono il loro viaggio verso altre destinazioni.

Mario Fiorentini

La missione con a capo Mario Fiorentini, il “fringuello”

La prima missione in territorio piacentino risulta la “Louise/Marcucci” dell’OSS, detta anche “Dingo/Marcucci”, paracadutata il 23 luglio 1944 sui monti della Val Trebbia presso le formazioni di Fausto Cossu. E’ guidata da Mario Fiorentini, intraprendente gappista romano, ideatore dell’attacco di Via Rasella, arruolatosi nel servizio segreto americano dopo la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Per la sua giovane età (cl. 1918), la corporatura sottile e i suoi continui movimenti, dai partigiani di “Fausto” viene chiamato il “fringuello”.

Rimane sulle montagne piacentine fine al novembre del ’44, prendendo contatto con le diverse formazioni partigiane della provincia e con quelle della confinante VI Zona ligure. Si reca ripetutamente anche Milano portando personalmente informazioni al Comando militare  del CLN AI.

Fiorentini, che da gappista a Roma era in contatto con il dirigente del Pci Giorgio Amendola, nelle sue memorie scriverà di aver ricevuto da questi e realizzato l’incarico di rafforzare la presenza comunista nel Comando Unico piacentino in capo ad Emilia Canzi.

Missione “Storm” e missione “Philosopher”

Verso la metà di luglio del 1944 è paracadutata nella zona di La Sanese, sempre presso Cossu, la missione “Storm”, una missione molto rganizzata dal SOE inglese in collaborazione con il SIM italiano. E’ composta dal capo missione Antonio Cifarelli, gia sottotente topografo dell’esercito italiano, dal radiotelegrafista  “Angelo” e dal corriere “Sergio”. Non ha  vita facile fin dal principio, poiché  “Angelo” si rifiuta di avviare le trasmissioni con il Comando Alleato. In assenza di finanziamenti dalla base, Cifarelli si sposta a Milano dove il 17 settembre ’44 viene arrestato su delazione del suo radiotelegrafista e poi deportato in Germania, da dove riusci a tornare.

Sempre in luglio, il 29, è paracadutata nel Piacentino una terza missione dal nome “Philosopher”. Composta da Eugenio Vicentini “Neno”, dal radiotelegrafista “Oliviero” e da “Walter”. E’ inviata dal SIS inglese in collaborazione con il SIM italiano. Si attesta presso il Comando Unico di Emilio Canzi a Bettola. La missione è investita dal poderoso rastrellamento “nazi-mongolo” della divisione tedesca Turkestan che determina l’abbandono, il 2 dicembre 1944, di Bettola da parte dei partigiani. Anche Vicentini incappa poi, il 4, nell’agguato di Passo dei Guselli ed è ferito ad un braccio che gli sarà poi amputato. E’ l’unico dei catturati ad essere quasi subito rilasciato dai tedeschi. Dopo la fine della guerra è decorato con la Medaglia d’Oro V.M. “Oliviero” resta invece nella zona, nascosto, mentre “Walter” si sposta in Val Brembana dove viene arrestato dalle Brigate Nere e tenuto nel carcere milanese di San Vittore fino al marzo 1945.

Alfredo Bertini “Maber”

La missione “Balilla 1” con a capo Manfredo Bertini “Maber”

Agli inizi di agosto 1944 presso le formazioni di Fausto Cossu è paracadutata la missione “Balilla 1”, organizzata dalla sezione SI (Secret Intelligence) dell’OSS.  E’ comandata da Manfredo Bertini “Maber” – cl. 1914, lucchese, tecnico cinematografico – assistito da Gaetano de Stefanis “Farelli”, dall’operatore radio Germano Kofol “Piroscafo”, dal corriere William Marianne, militare francese.

Il 3 settembre Maber è vittima di un misterioso attentato mentre scende dalla Rocca d’Olgisio, dove è collocata la ricetrasmittente della missione: l’auto sulla quale viaggia è investita da una raffica di sten , arma in dotazione ai partigiani, e lui rimane gravemente ferito al braccio sinistro. De Stefanis lo vorrebbe far ricoverare a Milano ma si rifiuta e resta ospite di una famiglia di Pecorara.

Il 24 novembre ‘44 la Val Tidone è per prima investita dal rastrellamento della Turkestan, i partigiani sono costretti a ritirarsi verso la Val Trebbia e la Val Nure: Maber, stremato per la ferita al braccio, al passaggio a La  Sanese, per non essere di peso ai suoi compagni e non essere catturato dai tedeschi si suicida facendosi scoppiare in mano una bomba. Nel dopoguerra alla sua memoria è conferita la Medaglia d’Oro V.M.

Il 5 novembre 1944 la missione “Balilla 1” era stata raggiunta da Carlo Vassalle, cognato di Bertini, il quale, all’inizio del marzo ’45, con la ricomposizione della formazione di Cosssu, provvede, assieme al radiotelegrafista Germano Kol e ad un nuovo agente, Mario Robello “Lobo”, a dar vita alla missione “Balilla 2”, che opera nella zona fino alla Liberazione.

Altre missioni, con militari inglesi e americani

Anche il SO (Special Operations) dell’OSS il 17 novembre ’44 fa paracadutare nel Piacentino quattro suoi agenti, uno dei quali,  Giuseppe Nazzi “Pippo”, cade in mano tedesche. Questa missione, denominata “Detach”, rientra alla basa solo dopo la Liberazione.

Un’altra missione dell’SO-OSS che opera fra il territorio genovese, parmense e piacentino è quella paracadutata Il 23 luglio 1944 a Santo Stefano d’Aveto: la “Nembo – La Salle” con a capo Emilio Lombardi “Roberto” e altri sette componenti che avevano fatto parte del gruppo di una cinquantina di paracadutisti della Divisione “Nembo” del “Regno del Sud”, i quali nell’aprile del ’44 erano stati messi a disposizione dell’OSS per compiere operazioni dietro le linee nemiche.

Inoltre, dopo la ricostituzione delle formazioni partigiane disperse dal rastrellamento della Turkestan, cioè da fine febbraio ’45, ed in vista della ripresa dell’offensiva alleata sulla Linea Gotica, per coordinare con tale offensiva le azioni dei partigiani ed per evitare che questi si dedichino anche ad obiettivi di sovvertimento rivoluzionario, giungono sul territorio appenninico ligure-piacentino-parmense ulteriori missioni che hanno la particolarità di essere composte o comunque guidate direttamente da agenti militari inglesi e americani.

Ne sono state documentate cinque, fra cui la  “Bag/4”, composta da quattro inglesi e due italiani, paracadutata nei pressi di Bobbio l’8 marzo ’45, la quale risulta aver trasmesso alla sua base 50 messaggi e averne ricevuti 25.

La missione di Stephen Hastings, ufficiale inglese, 24 anni, futuro parlamentare tory

La missione “politicamente” più importante è comunque quella del SOE guidata dal British Liaison Officer Stephen Hastings, paracadutata tra il 18 ed il 19 febbraio 1945 nella zona di Santo Stefano d’Aveto; insieme a lui vi è il tenente italiano del SIM Giorgio Insom e il sergente “Chalky”, operatore alla ricetrasmittente. La missione, denominata “Clover I”, ha il compito di saldare i diversi gruppi della Resistenza piacentina in un’unica forza combattente, assicurare il suo armamento con la programmazione dei necessari lanci aerei e prepararla per la conquista del capoluogo provinciale.

Dalle memorie pubblicate da Hastings trenta anni dopo, appare una sua scarsa capacità di comprensione degli schieramenti politici all’interno delle formazioni partigiane piacentine: esprime in particolare un duro giudizio critico su Emilio Canzi del quale avalla la sostituzione a capo del Comando Unico con il colonnello Luigi Marzioli.

Hastings, insediato a Groppallo di Farini, appunto preso il Comando Unico, nei giorni 26-28 aprile 1945 segue le formazioni partigiane della Val Nure alla Liberazione di Piacenza.

Compiti svolti dalle missioni

I partigiani piacentini non avevano la percezione di cosi tanti gruppi di agenti inviati nelle loro zone dagli Alleati. Il loro numero comunque attesta l’attenzione crescente nei confronti della Resistenza italiana, sia per il contributo di questa alla guerra in corso contro le forze hitleriane  e fasciste, sia in relazione al futuro assetto politico dell’Italia.

I partigiani colsero comunque l’importanza di queste missioni nell’assicurare i rifornimenti di armi, munizioni ed equipaggiamenti attraverso l’organizzazione dei lanci aerei, che divennero particolarmente consistenti nell’ultima fase  della lotta di Liberazione.

Furono inoltre certamente rilevanti le informazioni trasmesse da queste missioni alle rispettive organizzazioni militari relativamente alla forze nemiche, alla loro operazioni, ai loro depositi, alla infrastrutture di cui si servivano. Poterono contare fra l’altro sulla collaborazione del Il S.I.N. , servizio segreto d'informazioni della Resistenza piacentina

Non risulta invece, a parte qualche peso esercitato nella composizione del Comando Unico provinciale, una influenza significativa di queste missioni sugli indirizzi del movimento partigiano piacentino, rispetto a quella esercitata dagli organismi dirigenti superiori propri dello stesso movimento, quale il Comando Militare Nord Emilia e soprattutto il CLN AI.

Bibliografia

  • Claudio Oltremonti, Nelle S.P.I.R.E. del regime – UPI, Questura, OVRA, MGIR, Missioni Alleate, Intelligence Partigiana a Piacenza (1943 – 1945), in particolare cap. IX (con bibliografia e fonti), Kindle Direct Publishing, 2019 – (Elenco, composizione e vicende delle missioni alleate nel territorio piacentino sono tratti da questo volume).
  • Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. III, voce “Missioni alleate”, La Pietra, 1976
  • Liborio Guccione, “Missioni ‘Rosa’- ‘Balilla’/ Resistenza e Alleati, Vangelista, 1987
  • “I tamburi della memoria – Dalle memorie di Stephen Hastings”, a cura dell’Anpi di Piacenza, Vicolo del Pavone, 2004
  • Mirko Bettozzi, L’ultimo gappista (Libro intervista a Mario Fiorentini),  Edizioni Efesto, 2018