Nibbiano partigiana

 

Ferdinando Favilla, combattente partigiano sempre in prima linea, fucilato a Nibbiano dalle forze hitleriane il l 24 novembre 1944; aveva 22 anni.

Il borgo di Nibbiano è posizionato sulla direttrice che, tramite la bassa valle del Tidone, congiunge la Via Emilia Pavese sia con la Val Trebbia e Bobbio che con la Val Staffora e Varzi. Anche la storia partigiana di questo comune (circa 4.500 abitanti negli anni della Seconda guerra mondiale) viene ad essere costituita da un incrocio di eventi dell’alta Val Tidone piacentina e dell’Oltrepo Pavese.

La posizione strategica di Nibbiano è ben presente alle forze militari nazi-fasciste, che presidiano il capoluogo con una caserma della GNR e che, in caso di necessità, possono rapidamente far intervenire reparti di militi della Sichereits di Stradella e squadre tedesche di stanza nel castello di Montalbo di Ziano.

Il primo rastrellamento a Nibbiano alla ricerca di “ribelli”

Dopo l’8 settembre 1943 molti prigionieri di guerra internati nei campi di detenzione piacentini riescono ad evadere, alcuni di loro trovano asilo nei piccoli borghi dell’alta val Tidone, ad essi sovente si uniscono sbandati del regio esercito italiano e giovani residenti che si sottraggono alla leva della Rsi (Cfr. I renitenti) Quando le milizie del regime fascista di Salò cominciano a dare la caccia a ex prigionieri, sbandati e renitenti, questi si organizzano per difendersi.

Un primo episodio di Resistenza che si riflette anche su Nibbiano è l’agguato di Vidiano del 24 gennaio 1944, perché, a seguito della morte di due agenti della GNR nei pressi di quella frazione del comune di Piozzano, le forze nazifasciste organizzano un grande rastrellamento, ricercando vanamente i presunti autori anche nel territorio di Pecorara e di Nibbiano. A Nibbiano, con il concorso di soldati tedeschi, viene realizzato un posto di blocco e le alture nei dintorni accuratamente setacciate. L’esito è solo il sequestro di due fucili da caccia e la consegna alla caserma della GNR di una quindicina di persone trovate senza documenti.

Più avanti si formano le prime bande armate di ribelli che, oltre a difendersi dalla cattura, passano all’attacco, in particolare dei presidi locali della Rsi.

Le prime bande partigiane e due attacchi al presidio fascista di Nibbiano

La prima è la Banda Piccoli promossa da Giovanni Molinari (Piccoli) giunto appositamente in Val Tidone su incarico del CLN provinciale. Fra  primi ad unirsi a Piccoli è Ferdinando Favilla residente a Nibbiano Questo gruppo di partigiani il 10 maggio 1944 costringe alla resa il presidio GNR di Pecorara uccidendone un milite. Un rilievo specifico nella storia partigiana di Nibbiano lo ha però un altro gruppo, la Banda del Greco, che si costituisce, con sede a Costalta di Pecorara, attorno all’ex sottufficiale  greco,  prigioniero in Italia finoall’8 settembre 1943, Andreas Spanoyannis.

La prima azione importante della banda del Greco, collocabile a fine maggio 1944, è proprio contro la caserma della GNR di Nibbiano: arrivando di sorpresa , questo gruppo di resistenti riesce a disarmare i militi e a fare bottino di moschetti e munizioni.

Dopo molte ardimentose azioni nel territorio pavese,  la banda del greco, che nel frattempo si è molto ingrossata,  il 7 luglio torna all’attacco del ricostituito presidio di Nibbiano in soccorso del quale sono arrivati anche soldati tedeschi. Nel combattimento proprio uno di questi perde la vita. Secondo il costume delle forze armate hitleriane, vengono allora presi in ostaggio una ventina di cittadini del comune, minacciando di fucilarli se i “banditi” non si consegnano nelle loro mani. Il Greco agisce d’astuzia: fa dire che ha due soldati tedeschi prigionieri  e che è disponibile a liberarli in cambio della liberazione dei cittadini in ostaggio. La proposta viene accettata, fissando la consegna per il giorno dopo. In realtà il Greco non usava fare prigionieri e non ne dispone. Si precipita però in auto con alcuni dei suoi uomini  in alta Val Trebbia, sapendo che sulla strada statale transitano frequentemente pattuglie della Wehrmacht. Con l’aiuto dei partigiani locali organizzano un agguato, intercettano, feriscono e catturano i componenti di una pattuglia, due li conducono a Nibbiano appena in tempo per lo scambio e la liberazione dei cittadini.

Qualche giorno dopo, in un’altra azione della banda del Greco –  l’attacco al presidio di Monteceresino in comune di Santa Giuletta – è un partigiano di Nibbiano, Maggiorino Bigoni, a rimetterci la vita.

I partigiani di Nibbiano con la Divisione Giustizia e Libertà al comando di “Fausto”

Nel corso dell’estate 1944 si organizzano nelle vallate piacentine le formazioni partigiane “regolari”, prima brigate e poi divisioni composte da più brigate, inquadrate nel Corpo Volontari della Libertà con Comando Generale clandestino a Milano. In Val Trebbia e Val Tidone si costituisce la Divisione “Giustizia e libertà” con a capo l’ex ufficiale dei carabinieri Fausto Cossu “Fausto”. Questo scioglie, di forza, all’inizio di giugno, la banda Piccoli assorbendone una parte dei componenti nella sua formazione, e, a metà di luglio, la banda del Greco alla quale, con alla testa Ferdinando Favilla, erano passati gli altri componenti della prima.

Nell’alto territorio pavese si è formata intanto la “Divisione Garibaldi Aliotta” al comando di Domenico Mezzadra “Americano”.

Gran parte degli antifascisti di Nibbiano che partecipano alla lotta partigiana entrano a far parte delle brigate della Divisione GL , in particolare della II Brigata GL “Busconi”, che ha la sua base a Pecorara. Alcuni, fra cui il Favilla, entrano invece nelle brigate garibaldine pavesi.

Protagonisti della resistenza a Nibbiano e nel suo territorio sono sia giellini che garibaldini, con rapporti talvolta conflittuali ma più spesso di stretta collaborazione.

Dall’eccidio di Strà al rastrellamento dei nazi-“mongoli” della Turkestan

L’estate ’44 è caratterizzata dallo sviluppo e dal successo del movimento partigiano piacentino in tutte le vallate, con l’assunzione progressiva del controllo dei capoluoghi e dei territori dei comuni collinari-montani, compresi, in Val Tidone, Nibbiano e Pianello. Ma è caratterizzata anche da sanguinose incursioni delle forze nazifasciste. Il 30 luglio proprio nel territorio di Nibbiano viene compiuto  l’eccidio di Strà: la tipica barbara rappresaglia nazista su nove civili innocenti, compreso un bambino di due anni, come rivalsa al fallimento dell’attacco ai partigiani presenti nella Rocca d’Olgisio e alla morte di un soldato tedesco.

In autunno arriva la fase più drammatica e sanguinoso per il movimento partigiano, quella del poderoso rastrellamento messo in atto dall’esercito tedesco con l’impiego dell’intera divisione di fanteria Turkestan – circa 15.000 armati – composta in prevalenza di soldati caucasici, i cosiddetti “mongoli”, al comando di ufficiali tedeschi

Nibbiano e il suo territorio sono i primi a trovarsi, il 24 novembre, nella morsa dei rastrellatori: fra il grosso reparto che scende dall’alto Pavese dopo aver travolto le formazioni partigiane locali al Passo del Carmine, e quello che sale dalla pianura passando per Pianello Va Tidone.

Fausto fa predisporre una linea difensiva sulle alture di Trebecco, ma alcuni partigiani vengono sorpresi ancora nell’abitato di Nibbiano: sono subito messi al muro e fucilati nel retro del municipio Alessandro Coti Zelati, Anselmo Marchetti e Angelo Pante. Più tardi sono scoperti nascosti sotto la pesa pubblica e fucilati anche Nino degli Antoni, Ferdinando Favilla e Enzo Gazzotti.

La potenza di fuoco dei reparti della Turkestan travolge in breve la resistenza  delle formazioni gielliste che sono costrette a ritirarsi dalla Val Tidone e Val trebbia in Val Nure e poi, raggiunti anche lì dal rastrellamento, a disperdersi. Sono costretti a vagare per le montagne, affamati, nel rigido inverno, sempre braccati dal nemico. Parte dei partigiani della Val Tidone scelgono il rischio di tornare verso casa, per nascondersi in posti che conoscono, soprattutto nel territorio boschivo di Pecorara. La Turkestan ha messo suoi presidi nei centri maggiori, fra cui Pianello e Nibbiano, e da qui i “mongoli” vengo inviati a stanare i partigiani. Sette che vivevano nascosti fra Busseto e Cicogni sono catturati fra il 30 e 31 dicembre e fucilati in quell’ultimo giorno del 1944 ad Aie di Busseto.

Fra il 10 e il 16 febbraio 1945 a Nibbiano uno episodio fra i più rilevanti della lotta partigiana in Val Tidone

All’inizio di febbraio 1945 la Turkestan deve ritirare in suoi uomini per inviarli al fronte sulla Linea Gotica dove gli Alleati hanno ripreso l’iniziativa. A Nibbiano tornano a sostituirli i militi della GNR. Ma i partigiani si stanno riorganizzando, con i vecchi protagonisti scampati al rastrellamento e nuovi arrivati che colmano i vuoti. I primi a riprendere l’iniziativa sono i garibaldini della divisione pavese “Aliotta” che già il 10 gennaio investono proprio il presidio fascista di Nibbiano. I militi della GNR sono insediati nel palazzo Pozzi, una solida costruzione di tre piani contigua alla chiesa con un cortile interno e un unico accesso; una posizione facilmente difendibile. Vengono inoltre ripetutamente riforniti da un blindato in arrivo da Piacenza. I partigiani ne bloccano l’arrivo il 14 facendo saltare con la dinamite il ponte sul fosso Cannella. Portano poi al presidio attacchi più ravvicinati, che costano la vita a tre partigiani ma compromettono fortemente la capacita di resistenza degli assediati, che il 16 febbraio sono costretti ad abbandonare Nibbiano che passa sotto il controllo dei partigiani di Fausto subentrati ai garibaldini pavesi.

Con l’arrivo della primavera il baricentro della lotta partigiana si sposta sempre più  verso la bassa collina minacciando più da vicino i centri della pianura dove si concentrano le ormai esauste forze fasciste e quelle tedesche in rotta.

Nella seconda metà di aprile anche le formazioni partigiane della Va Tidone scendono in pianura dove, fra il 25 e 28 aprile, con ulteriore contributo di sangue, realizzano l’obiettivo finale: la liberazione anche del capoluogo provinciale, cioè della città di Piacenza.

                                                                                                                      G.L. C.

Bibliografia

  • Ugoberto Alfassio Grimaldi, Il coraggio del no, Amm.ne prov.le di Pavia, 1976
  • Giulio Guderzo, L’altra guerra, Il Mulino, Bologna 2002
  • Don Filippo Arcelloni, Pecorara nella bufera della Resistenza, Pontegobbo, 2013
  • L. Cavanna / R. Repetti, Comandanti partigiani giunti da lontano, Pontegobbo, 2018
  • Daniele Pietro Matti, a c., Diario de “Il Greco”-Gurdamagna Editori, Varzi (PV) 2021

Partigiani residenti o nati nel comune di Nibbiano: n. 85 inseriti nelle formazioni partigiane piacentine, più alcune decine presenti in formazioni pavesi.

Dei quali caduti n. 4:

  • BIGONI MAGGIORINO.    –  –
  • FAVILLA FERDINANDO   anni 22
  • SALVINI OLIMPIO              anni 23
  • TAMOGLIA REMO                anni 20

(Dati su questi caduti e sugli altri non di Nibbiano citati nel testo si trovano in questa enciclopedia alla voce “Elenco e dati caduti partigiani”)

Vittime civili a Strà n. 9, vedi Eccidio rappresaglia di Strà